tutti parlano di intelligenza emotiva come se fosse una competenza misteriosa che hai o non hai. ma non è vero. è una cosa che si impara, come guidare o parlare una lingua straniera.
certo, alcune persone partono avvantaggiate. ma anche se non sei naturalmente empatico, puoi migliorare molto con la pratica giusta.
cosa vuol dire davvero
intelligenza emotiva non significa essere sempre gentili o evitare i conflitti. significa capire le emozioni - tue e degli altri - e usare questa comprensione per prendere decisioni migliori.
quando un membro del team è nervoso prima di una presentazione importante, lo noti? quando tu stesso sei frustrato e rischi di rispondere male a qualcuno, te ne accorgi in tempo?
sono questi i momenti dove l'intelligenza emotiva fa la differenza.
perché conta nel lavoro
un leader tecnicamente brillante ma emotivamente sordo perde persone. le persone se ne vanno non perché il lavoro è difficile, ma perché non si sentono capite o rispettate.
dall'altra parte, un leader che capisce il suo team sa quando spingere e quando rallentare. sa dare feedback duri senza distruggere la motivazione. sa quando qualcuno ha bisogno di supporto anche se non lo dice esplicitamente.
l'intelligenza emotiva non è essere gentili sempre. è capire le emozioni e usarle per prendere decisioni migliori.
come migliorare concretamente
primo passo: notare le tue emozioni. sembra banale ma la maggior parte delle persone reagisce alle emozioni senza accorgersene. sei frustrato? annoiato? ansioso? riconoscerlo è il primo passo.
secondo: rallenta prima di reagire. quando qualcuno ti fa arrabbiare o ti delude, aspetta qualche secondo prima di rispondere. in quei secondi puoi scegliere come reagire invece di farlo automaticamente.
terzo: osserva gli altri. non serve leggere la mente. basta notare i segnali base: qualcuno è più silenzioso del solito? meno entusiasta? più teso? sono segnali che qualcosa non va.
i tre livelli
livello uno: riconoscere le emozioni. sapere cosa provi e cosa provano gli altri. senza giudizio, solo consapevolezza.
livello due: gestire le emozioni. non reprimerle, ma decidere come esprimerle. puoi essere arrabbiato e comunicarlo in modo costruttivo invece che distruttivo.
livello tre: usare le emozioni. capire quando il team ha bisogno di energia positiva o quando serve serietà. quando celebrare i successi e quando affrontare i problemi duri.
errori comuni
errore uno: pensare che intelligenza emotiva significhi essere sempre positivi. no. significa essere autentici e appropriati al contesto.
errore due: evitare le conversazioni difficili per non ferire i sentimenti. le conversazioni difficili sono necessarie. l'intelligenza emotiva ti aiuta a gestirle bene, non a evitarle.
errore tre: assumere che tutti provino le stesse cose in situazioni simili. le persone reagiscono diversamente. quello che motiva te può demotivare qualcun altro.
da dove parti
scegli una cosa semplice. per una settimana, nota quando sei frustrato o ansioso. solo notarlo, senza giudicarti. questo è già un passo avanti.
poi aggiungi: prima di rispondere a una email o messaggio quando sei nervoso, aspetta dieci minuti. quasi sempre la tua risposta sarà migliore.
piccoli passi, ma costanti. non serve diventare uno psicologo. serve solo essere più consapevole di quello che succede dentro e intorno a te.